Open, la mia storia – Andre Agassi

Due fattori fondamentali hanno portato una seconda biografia in cima alla pila dei libri da leggere durante il mese di agosto: 1 – durante una serata di Walkabout, un brano sostanzioso di questo libro è stato letto per ricordare agli ascoltatori che “siamo corpi”, amiamo, soffriamo e proviamo sensazioni che ci accomunano in questa grande esperienza corale, l’esistenza; 2- camminando lungo Brenta un amico mi ha spiegato le meccaniche della scrittura del libro e poi me lo ha prestato (thanks).

Open

Il primo capitolo è forse uno degli incipit più clamorosi che abbia mai letto, una cinquantina di pagine che si leggono d’un fiato, scoppiando a ridere e commuovendosi, tutto in un colpo solo. Ti fa desiderare di non averlo mai letto, per iniziare a leggere nuovamente questo capitolo e goderne appieno come fosse la prima volta.

L’impianto dell’opera è molto interessante, infatti, si parte da un punto non troppo definito della “fine” carriera di Agassi, per poi richiamare l’infanzia e risalire lungo gli anni di formazione, sofferenza e rivincita del tennista. Più volte viene sottolineato il tormento che è stato per Agassi bambino e ragazzo crescere con un padre-allenatore-padrone che aveva già scelto per lui carriera e scopo, distante da casa, privo di una guida attenta e una appropriata cura genitoriale. La formazione, o meglio l’affannata ricerca di una propria identità da parte del giovane, infatti, sarà schiacciata dalla carriera nel mondo del tennis, determinando probabilmente la scarsa linearità nei successi in campo.

I personaggi (o meglio le persone coinvolte) vengono descritte attraverso la narrazione dei fatti, senza mai eccedere nei giudizi di valore. Chiaramente ciascuno ha avuto un apporto più o meno rilevante nella carriera di Agassi, ma leggendo il libro non si creano forme di simpatia o antipatia troppo marcate. A parte, ovviamente, per Gil Reyes: preparatore atletico, guardiano e gigante buono, padre putativo di Agassi, a cui si deve la forma fisica che ha permesso al tennista di resistere in campo più anni di qualunque altro tennista della sua generazione. Lui, non si può che amarlo!

Lungo la narrazione vengono omessi o accennati superficialmente 2-3 eventi, probabilmente più significativi di quello che si vuole ammettere; come lettrice ho avuto la sensazione, ad un certo punto, che questa opera non rappresenti di per sé la Storia, ma UNA storia, legata strettamente al punto di vista di chi l’ha vissuta. Sicuramente ci saranno chiavi di lettura alternative di molti degli episodi raccontati, ma questo non compromette la credibilità del narratore.

Il messaggio più significativo che Agassi ci lascia, oltre al fatto che odia con tutto se stesso il tennis e che ci ha messo solo 30 anni per capirsi come individuo (nice shot, Andre), è che se non provi a fare una cosa, non potrai mai dire se ti riesce davvero o no. E una volta che ci hai provato, non puoi accontentarti di farlo come ti viene. Devi pure fare uno sforzo. Il secondo messaggio che ci perviene è il rammarico di non aver dedicato allo studio neppure un decimo dell’impegno che gli è stato richiesto per il tennis  (che pure odiava, eh) e questo lo ha fatto impegnare successivamente nella creazione di un colossale progetto sociale per la creazione di una struttura scolastica, per riqualificare Las Vegas e aiutare i giovani meno fortunati. Un certo punto del libro rischia di ridursi ad una mezza marketta pubblicitaria, ma anche questo viene perdonato al narratore.

Nelle 400 e più pagine del libro viene ripercorsa tutta la storia del tennis di cui è stato protagonista Agassi, da metà anni ’80 a metà primi anni 2000: gli incontri, le sfide storiche, le vittorie, ma soprattutto le sconfitte. Alto il rischio di saltare a piedi pari l’ennesimo incontro, ma l’ottima capacità di scrittura di questo libro è saper essere stati capaci di cogliere non solo gli scambi con la palla, ma lo stato d’animo precedente e successivo all’incontro, il meccanismo mentale, più che fisico, che consente ad un tennista di uscire da un campo vincitore. Questo risulta di sicuro interesse anche per chi di tennis non capisce assolutamente nulla.

Agassi è stato sicuramente un grande campione, ma quello che conta è riuscire a raccontarsi bene. E sapersi raccontare bene è merito di J.R. Moehringer, a cui sono dedicati buona parte dei ringraziamenti a fine libro: l’autore premio Pulitzer è, infatti, il ghost writer che ha “aiutato” Agassi a scrivere le sue memorie. Nel 2023 Moehringer ha scritto Spare per il principe Harry. Insomma, non uno a caso!

Da leggere: se ti piace o vuoi capire il tennis, se vuoi leggere un libro di formazione, crisi esistenziale, risalita, se vuoi leggere un libro che è veramente scritto bene!

  • Edizione: Einaudi.
  • Titolo originale:  Open. An autobiography.
  • Prima edizione: 2009.
  • Pagine: 496.
  • ISBN: 978-88-06-22972-6

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